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Comunità Pastorale San Biagio Codogno

 

Parrocchia di San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

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Parrocchia San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

Omelia del parroco Mons. Gabriele Bernardelli  in occasione della celebrazione degli  Anniversari di mat

2026-10-16 14:43

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Omelia del parroco Mons. Gabriele Bernardelli  in occasione della celebrazione degli  Anniversari di matrimonio 11 ottobre 2026 – Codogno S. Biagio

1. Celebrare l’anniversario di matrimonio. Che senso ha? Sarebbe molto bello sentire da voi le risonanze, ma in questo momento non possiamo. Vorrei al

1. Celebrare l’anniversario di matrimonio. Che senso ha? 

Sarebbe molto bello sentire da voi le risonanze, ma in questo momento non possiamo. Vorrei allora con molta semplicità offrivi qualche riflessione in chiave positiva. Lascio perciò perdere, in questa sede, tutte le difficoltà, anche i veri e propri attacchi al matrimonio e alla famiglia fondata sul matrimonio, anche perché la risposta non sta semplicemente nel circoscrivere questi aspetti negativi, non sta cioè semplicemente nella denuncia di questi attacchi: la risposta è nel modo in cui si vive il matrimonio e la famiglia da cristiani. Detto in altre parole, la risposta siete voi. Si sente dire spesso ormai che il matrimonio e la famiglia non devono essere solo “oggetti” di pastorale, ma “soggetti”. Che cosa significa? Significa che il matrimonio stesso e la famiglia stessa fondata sul matrimonio – per il fatto stesso di esserci – evangelizzano, cioè annunciano il Vangelo con tutto ciò che comporta essere coniugi, essere genitori, essere figli. Sulla scorta di questa premessa, vi lascio dunque qualche breve riflessione, facendomi aiutare da alcune idee proposte anni fa dal card. Martini (cf La famiglia alla prova, Vita e Pensiero) 

 

2. Il Signore chiama solo per rendere felici. Le possibili scelte di vita, il matrimonio e la vita consacrata, la dedizione al ministero del prete e del diacono, l’assunzione della professione come una missione possono essere un modo di vivere la vocazione cristiana se sono motivate dall’amore e non dall’egoismo, se comportano una dedizione definitiva, se il criterio e lo stile della vita quotidiana è quello del Vangelo. 

La prima è quella di essere marito e moglie, papà e mamma. L’inerzia della vita con le sue frenesie e le sue noie, il logorio della convivenza, il fatto che ciascuno sia prima o poi una delusione per l’altro quando emergono e si irrigidiscono difetti e cattiverie, tutto questo finisce per far dimenticare la benedizione del volersi bene, del vivere insieme, del mettere al mondo i figli e introdurli nella vita. L’amore che ha persuaso al matrimonio non si riduce all’emozione di una stagione un po’ euforica, non è solo un’attrazione che il tempo consuma. L’amore sponsale è vocazione: nel volersi bene, marito e moglie possono riconoscere la chiamata del Signore. 

Il matrimonio non è solo la decisione di un uomo e di una donna: è la grazia che attrae due persone mature, consapevoli, contente, a dare un volto definitivo alla propria libertà. Il volto di due persone che si amano rivela qualcosa del mistero di Dio. Vorrei pertanto invitare a custodire la bellezza dell’amore sponsale e a perseverare in questa vocazione: ne deriva tutta una concezione della vita che incoraggia la fedeltà, consente di sostenere le prove, le delusioni, aiuta ad attraversare le eventuali crisi senza ritenerle irrimediabili. 

Chi vive il suo matrimonio come una vocazione professa la sua fede: non si tratta solo di rapporti umani che possono essere motivo di felicità o di tormento, si tratta di attraversare i giorni con la certezza della presenza del Signore, con l’umile pazienza di prendere ogni giorno la propria croce, con la fierezza di poter far fronte, per grazia di Dio, alle responsabilità. Non sempre gli impegni professionali, gli adempimenti di famiglia, le condizioni di salute, il contesto in cui si vive, aiutano a vedere con lucidità la bellezza e la grandezza di questa vocazione. È necessario reagire all’inerzia indotta dalla vita quotidiana e volere tenacemente anche momenti di libertà, di serenità, di preghiera. 

Invito pertanto a pregare insieme: una preghiera semplice per ringraziare il Signore, per chiedere la sua benedizione per sé, i figli, gli amici, la comunità: qualche Ave Maria per tutte quelle attese e quelle pene che forse non si riescono neppure a dire tra i coniugi. 

Invito ad aver cura di qualche data, a distinguerla con un segno, come una visita a un santuario, una messa anche in giorno feriale, una lettera per dire quelle parole che inceppano la voce: la data del matrimonio, quella del battesimo dei figli, quella di qualche lutto familiare, tanto per fare qualche esempio. 

Invito a trovare il tempo per parlare l’uno all’altro con semplicità, senza trasformare ogni punto di vista in un puntiglio, ogni divergenza in un litigio: un tempo per parlare, scambiare delle idee, riconoscere gli errori e chiedersi scusa, rallegrarsi del bene compiuto, un tempo per parlare passeggiando tranquillamente la domenica pomeriggio, senza fretta. E invito a stare per qualche tempo da soli, ciascuno per conto suo: un momento di distacco può aiutare a stare insieme meglio e più volentieri. 

Invito infine gli sposi ad avere fiducia nell’incidenza della loro opera educativa: troppi genitori sono scoraggiati dall’impressione di una certa impermeabilità dei loro figli, che sono capaci di pretendere molto, ma risultano refrattari a ogni interferenza nelle loro amicizie, nei loro orari, nel loro mondo. La vocazione dei genitori a educare è benedetta da Dio: perciò occorre che essi trasformino le loro apprensioni in preghiera, meditazione, confronto pacato. Educare è come seminare: il frutto non è garantito e non è immediato, ma se non si semina è certo che non ci sarà raccolto. Educare è una grazia che il Signore fa: occorre accoglierla con gratitudine e senso di responsabilità. Talora richiederà pazienza e amabile condiscendenza, talora fermezza e determinazione, talora, in una famiglia, capita anche di litigare e di andare a letto senza salutarsi: ma non bisogna perdersi d’animo, non c’è niente di irrimediabile per chi si lascia condurre dallo Spirito di Dio. Ed esorto ad affidare spesso i figli alla protezione di Maria, a non tralasciare una decina del rosario per ciascuno di loro, con fiducia e senza perdere la stima né di se stessi né dei propri figli. Educare è diventare collaboratori di Dio perché ciascuno realizzi la sua vocazione. 

 

3. Queste semplici cose volevo dirvi in questo momento bello per voi e per tutta la comunità pastorale. Siete un dono prezioso semplicemente perché siete sposi e genitori. Col suo sacramento il Signore Gesù offre la garanzia del frutto. Sta a voi coltivare questo dono, vivendo anche la dimensione profetica del matrimonio e della famiglia.  

La pagina evangelica odierna incrocia la celebrazione che questa mattina, nel cuore della comunità, riserviamo a sottolineare la realtà del matrimonio cristiano. Personalmente sono impressionato da come il Signore Gesù, a qualche giorno dalla Passione, parli di se stesso, del suo messaggio e di quanto gli succederà tra non molte ore, usando l’immagine del banchetto nuziale. In effetti la morte in croce di Cristo è il momento in cui egli “sposa” l’umanità, tanto che la liturgia chiama la croce non solo “altare” e “trono”, ma anche “talamo”. 

E’ senza dubbio vero che questa immagine – in quanto immagine – vuole suscitare ciò che abitualmente è connesso al banchetto nuziale, ossia il prolungamento gioioso di ciò che il matrimonio come celebrazione ha realizzato. 

E mi sembra bello e opportuno che voi sposi qui presenti ritorniate con la memoria a quel giorno, a quel momento; ai preparativi, all’emozione, all’attesa, al desiderio. Il banchetto nuziale non allude solamente alla consumazione del pasto condiviso dopo la celebrazione. Esso ha un significato più profondo. Allude al compimento di una ricerca, al fatto di aver trovato la persona con cui condividere la vita; allude ad una pienezza raggiunta grazie ad una reciprocità. Uomini e donne del nostro tempo, non siamo più abituati a gustare la profondità dei simboli, scivoliamo via subito, diventando sempre più superficiali e piatti.  

La pagina evangelica ci ricorda anche che è possibile disertare questo banchetto, per disinteresse, perché il cuore è preso dagli affari, al punto di eliminare chi invita a questo banchetto e i martiri ne sanno qualcosa. Il testo ci dice poi che alla terza chiamata la sala fu piena di “buoni e cattivi”: questo è uno spaccato della Chiesa e anche della nostra personale esperienza. 

L’abito nuziale necessario, di cui ci parla ancora il Vangelo non è certamente un indumento, ma è la fede, che fa la differenza. Non è possibile partecipare a questo banchetto senza la fede in Gesù. Una fede che poi si traduce nelle opere, nelle scelte, con le ricadute sul tessuto sociale che attende sempre l’operato dei cristiani che non smettono di proclamare che il matrimonio – con le sue gioie e le sue fatiche – resta Vangelo, cioè “buona notizia” per la stessa convivenza civile e per la salute della stessa società. 

 

4. Il rinnovo delle promesse di matrimonio 

Tra qualche istante rinnoverete le promesse del vostro matrimonio. Poi professeremo la nostra fede e ci accosteremo all’Eucaristia. Da questa mensa ricevete la forza ogni domenica per attivare il dono di grazia insisto nel sacramento del matrimonio, affinché produca i suoi frutti migliori e la vita buona che spande sia a vantaggio di tutti.