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Comunità Pastorale San Biagio Codogno

 

Parrocchia di San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

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Parrocchia San Biagio e della Beata Vergine Immacolata

Santa Messa Solenne per la 59^ Giornata Mondiale della Pace primo gennaio 2026 omelia don Gabriele

2026-01-01 20:24

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“Ti benedica il Signoree ti custodisca.Il Signore faccia risplendere per te il suo voltoe ti faccia grazia.Il Signore rivolga a te il suo voltoe ti co

“Ti benedica il Signore
e ti custodisca.
Il Signore faccia risplendere per te il suo volto
e ti faccia grazia.
Il Signore rivolga a te il suo volto
e ti conceda pace”.

 

1.      Nel primo giorno dell’anno risuona l’antica preghiera sacerdotale affidata da Dio a Mosè affinché la trasmettesse ad Aronne e ai suoi figli.

“Ti benedica il Signore e ti custodisca”. E’ la prima parte della preghiera; essa ci fa capire che la “benedizione” non è un rito magico o scaramantico; benedizione significa “essere custoditi da Dio”, entrare cioè nello spazio della sua custodia, della sua ombra, nello spazio del suo cuore. E’ la benedizione di un padre per i suoi figli. Quanto sarebbe bello che nelle nostre famiglie il padre riprendesse questa funzione di essere colui che benedice: benedice Dio, come fece Zaccaria per il dono di Giovanni, e benedice i figli, dando loro sicurezza perché sono custoditi nello spazio del suo cuore. Invito i papà che sono presenti questa sera a riappropriarsi di questa funzione di benedire i loro figli, tracciando, senza rispetto umano, una croce sulla loro fronte, tutti i giorni.

La seconda parte della preghiera dice che il Signore farà splendere il suo volto per te. E la terza parte dice che il Signore ti rivolgerà il suo volto. Che cosa significa rivolgere il volto se non cercare la relazione? Sì, Dio cerca una relazione con noi; non è il Dio lontano, perso nel suo mondo; no, egli rivolge il volto, mi interpella, mi vuole suo interlocutore, suo confidente. All’inizio del nuovo anno riapriamo una linea di credito nei confronti di Dio, riannodiamo la relazione interrotta, riprendiamo – o cominciamo – il dialogo tra Padre e figlio sul modello di Gesù.

La preghiera sacerdotale dice anche che il Signore “farà splendere per te il suo volto”. Quando un volto splende? Quando è nella gioia. Ecco il volto di Dio splende per noi. E’ tanto bello vedere il volto di un papà che brilla per suo figlio; succede quando si è orgogliosi del proprio figlio, quando vedi che cresce, che diventa uomo, che fa scelte di vita serie, allora il volto di tuo padre “brilla”; anche il volto del Padre nostro che sta nei cieli “brilla-splende” per ciascuno di noi.

Se questo è vero per tutti, lo è eccezionalmente per Maria, la Theotokos, la Madre di Dio, interamente coperta dalla benedizione divina, che in lei è stata così profonda da essere feconda. Nel suo grembo è stata concepita la Vita. Proprio per questo quando diciamo “vita” noi cristiani non usiamo un’astrazione, una nozione. Vita per noi non è un’idea, Vita è una Persona: è Cristo. Che cosa è la Vita?  La Vita è la carne e il sangue di Cristo. E se la Vita è una persona, io la posso incontrare ed entrando in contatto con questa persona che è la Vita io ricevo la Vita. Questa è la fede dei cristiani. Ma senza quel grembo, senza la persona di Maria, senza il suo assenso, la Vita non sarebbe stata visibile, toccabile, come dice Giovanni, contemplabile, addirittura assaporabile nel sacramento dell’Eucaristia. Madre di Dio, Madre della Vita, Madre della mia vita, che è Cristo.

2.      Tornando alla preghiera sacerdotale di benedizione, abbiamo sentito che la pace proviene dal fatto che il Signore ci guarda: “Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”. Ma è necessario che volgiamo noi pure il nostro volto verso il Signore. Egli ci guarda col suo volto che comunica la pace ma è necessario che noi pure lo guardiamo. Stare dinanzi a lui e guardarlo a nostra volta genera pace.

Chi sta dinanzi al volto di Dio e si lascia guardare da lui e lo guarda non può più covare pensieri di violenza, di odio, di guerra, di sopraffazione. Ecco perché come è già stato detto autorevolmente uccidere in nome di Dio è un’aberrazione e una menzogna. Vuol dire che non si è mai stati dinanzi al suo volto e non ci si è mai lasciati guardare da lui. E se non ci si lascia guardare da lui difficilmente ci toccherà il cuore lo scenario che sta sotto i nostri occhi, come lo ha ricordato papa Leone nella Messa del giorno di Natale: Cari fratelli e sorelle, poiché il Verbo si fece carne, ora la carne parla, grida il desiderio divino di incontrarci. Il Verbo ha stabilito fra noi la sua fragile tenda. E come non pensare alle tende di Gaza, da settimane esposte alle piogge, al vento e al freddo, e a quelle di tanti altri profughi e rifugiati in ogni continente, o ai ripari di fortuna di migliaia di persone senza dimora, dentro le nostre città? Fragile è la carne delle popolazioni inermi, provate da tante guerre in corso o concluse lasciando macerie e ferite aperte. Fragili sono le menti e le vite dei giovani costretti alle armi, che proprio al fronte avvertono l’insensatezza di ciò che è loro richiesto e la menzogna di cui sono intrisi i roboanti discorsi di chi li manda a morire.

E’ perciò necessario un sussulto autentico per la vera pace.

Non per nulla proprio oggi celebriamo con tutta la Chiesa e tutti gli uomini di buona volontà la 59° Giornata Mondiale della Pace. Il Papa, nel suo messaggio, ha messo in luce il fatto che se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica. E ha sottolineato come nel rapporto fra cittadini e governanti si arrivi a considerare una colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli attacchi, a rispondere alle violenze. Questo modo di pensare e di agire – scrive sempre Leone XIV – sul piano politico ha generato una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore drammaticità e imprevedibilità. Gli appelli ad  incrementare le spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti con la giustificazione della pericolosità altrui, operando la degenerazione dei rapporti tra popoli  non più basati sul diritto, sulla giustizia e sulla fiducia, ma sulla paura e sul dominio della forza.  «In conseguenza – come già scriveva dei suoi tempi San Giovanni XXIII – gli esseri umani vivono sotto l’incubo di un uragano che potrebbe scatenarsi ad ogni istante con una travolgenza inimmaginabile. Giacché le armi ci sono; e se è difficile persuadersi che vi siano persone capaci di assumersi la responsabilità delle distruzioni e dei dolori che una guerra causerebbe, non è escluso che un fatto imprevedibile ed incontrollabile possa far scoccare la scintilla che metta in moto l’apparato bellico» (Giovanni XXIII, Lett. enc. Pacem in terris (11 aprile 1963), 60), come – aggiungo io – chi conosce un po’ la storia sa essere già successo in passato.

Va in questa linea, ci ricorda anche il Papa, il fatto che nel corso del 2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL mondiale ( Cfr SIPRI Yearbook: Armaments, Disarmament and International Security (2025). 

 Non solo, si deve anche constatare come l’ulteriore avanzamento tecnologico e l’applicazione in ambito militare delle intelligenze artificiali abbiano radicalizzato la tragicità dei conflitti armati. Si va persino delineando un processo di sottrazione di responsabilità dei leader politici e militari, a motivo del crescente “delegare” alle macchine decisioni riguardanti la vita e la morte di persone umane. (…). Sotto questo profilo non si possono nascondere le enormi concentrazioni di interessi economici e finanziari privati che vanno sospingendo gli Stati in questa direzione. Tutto ci reclama il risveglio delle coscienze e del pensiero critico, tenuto conto del fatto che oltre all’enorme sforzo economico per il riarmo, si tenta di riallineare anche le politiche educative: invece di una cultura della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e di sicurezza”.

3.      La pace resta in ogni caso – nella sua scaturigine – un dono di Dio. Essa, infatti, è una caratteristica dell'agire divino, che si manifesta sia nella creazione di un universo ordinato e armonioso come anche nella redenzione dell'umanità bisognosa di essere recuperata dal disordine del peccato. Creazione e redenzione offrono dunque la chiave di lettura che introduce alla comprensione del senso della nostra esistenza sulla terra. Sbaglierebbe, tuttavia, chi pensasse che la pace è dono di Dio nel senso che Egli arbitrariamente la dona o la nega; Dio non agisce così. Dire che la pace è dono di Dio significa che senza il suo intervento non c’è la pace: non è cosa che possiamo produrre da soli. Resta però anche vero che la pace è un compito che impegna ciascuno ad una risposta personale coerente col piano divino. Il criterio cui deve ispirarsi tale risposta, diceva il papa Benedetto (omelia giornata della Pace 1° gennaio 2007) non può che essere il rispetto della “grammatica” scritta nel cuore dell'uomo dal divino suo Creatore. Ed è qui che si tocca il nervo scoperto, perché il problema sta nel cuore. Se il cuore non si lascia raggiungere dalla grazia che lo conduce pian piano alla conversione non ci sarà mai la pace. Essa, infatti, nasce dal basso, dalle comunità umane più piccole (una famiglia, una parrocchia, una comunità pastorale …) e a cerchi concentrici si allarga. E’ un’illusione che la pace nasca solo dagli accordi diplomatici, essi certamente possono servire (e purtroppo sono spesso disattesi dopo il gravoso investimento per raggiungerli) ma sono il coronamento di una volontà di pace che nasce dal basso. Ecco perché papa Giovanni Paolo II, di santa memoria, diceva che non c’è pace senza perdono; detto in altri termini, non c’è pace senza educazione alla pace.

La Vergine Maria, che oggi veneriamo con il titolo di Madre di Dio, ci convinca della necessità di stare dinanzi al volto di Dio, che dal momento dal giorno di Natale è il volto di Gesù, Principe della Pace. Ci sostenga e ci accompagni in questo nuovo anno; benedica il nostro desiderio di bene, ottenga per noi e per il mondo intero il dono della pace. Ci introduca ora Lei nel sacrificio dell’Eucaristia, che anticamente era chiamato anche semplicemente “pace”, perché unendosi la nostra anima all’anima di Gesù, al momento della Comunione, il quale riunisce tutti in se stesso, ne scaturisca la pace che il mondo non può dare e si diffonda in esso anche tramite la nostra piccola vita. Amen!